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DIDA Dipartimento di Architettura

Firenze Architettura

La rivista FIRENZE ARCHITETTURA nasce nel 1997 e tratta problemi di Architettura e di Progetto, è edita dal Laboratorio di Comunicazione del Dipartimento, Autorizzazione Tribunale Firenze n.4725/25.09.1997, ISSN 1826-0772 online ISSN 2035-4444.

Ciascun numero è dedicato ad un argomento specifico proposto dal Comitato Scientifico e di Redazione composto da studiosi, ricercatori, docenti del Dipartimento.

Alla formula inizialmente adottata di tre sottotitolazioni - documenti, dossier, quaderni - si sono aggiunti negli anni successivi i numeri tematici con interventi anche di architetti e studiosi esterni al Dipartimento, gli atlanti dei corsi di progettazione architettonica e di disegno e come supplementi gli eventi, con lo scopo di guidare i lettori e di prefigurare gli ambiti, pur senza costringerli in confini rigidi.

1 2018
Firenze Architettura
La costruzione dello Spazio
Anno XXI n° 1 2018
pagine: 168
formato: 22x29,7 cm

Cos’è la struttura in architettura? Quale il suo significato? Quali le sue implicazioni? Le diverse voci raccolte in questo numero rispondono a tali quesiti ponendo al centro del discorso il valore dello spazio, la sintassi del comporre, il pensiero come base fondante del progetto.
Muovendo dall’abbazia cistercense di Citeaux fino a toccare alcuni dei più nobili esempi padani, Paolo Zermani riflette sulla “struttura interiore” dell’edificio, l’unica in grado di dare senso al corpo dell’architettura. Un corpo vivo, palpitante di luce quello voltato del Kimbell Art Museum di Louis Kahn, che Francesco Venezia racconta in un sagace confronto con la recente addizione realizzata da Renzo Piano.
La struttura è ramificazione articolata di concetti. Così l’eredità di Kahn riaffiora nello spazio intenso della moschea Bait Ur Ruf a Dacca di Marina Tabassum Architects, mentre Alvaro Siza, a Lisbona, guarda alla tecnica degli antichi marinai per costruire la sua vela ‘grassa’, come ‘formata’ dal peso del cielo; si può andare fino a Tokyo, agli antipodi del Mediterraneo, e imbattersi nella classicità vitruviana delle palestre di FT Architects.
Ma proprio nella terra di Vitruvio la poetica della tettonica è da sempre legata alle forme del paesaggio naturale e costruito. Nella campagna umbra Francesco Cellini disegna per il centro di canottaggio una struttura ogivale in ferro e legno che evoca insieme l’immagine di uno scafo rovesciato e di un’arcaica capanna; in Sicilia, a Modica, Messina e Fidone completano le rovine del convento di Santa Maria del Gesù con strutture in legno e rame che prima di essere coperture sono ponti fra passato e presente. E se nella capitale Nervi e Moretti immaginano le loro grandiose strutture avendo in mente la spazialità di Roma antica, Julio La Fuente nell’ardito aggetto dell’ippodromo di Tor di Valle segue proprio la lezione costruttiva di Moretti, che è sintesi di valori plastici, costruttivi e funzionali.
A Firenze il discorso intorno alla struttura assume connotati di tipo sociale: sotto quella volta sospesa sul paesaggio che è la Rotonda di Settignano Fagnoni riunisce una intera comunità, mentre nel progetto del Ponte Vespucci Gori offre una declinazione matura del tema della variabilità michelucciana.
In altra area geografica, Jean François Zevaco nelle terme di Sidi Harazem interpreta la struttura come risultante di un percorso poetico che origina e riporta al paesaggio.
Ma esiste anche una struttura nascosta, terragna. È la città invisibile e sotterranea, di Napoli come di Siena, che è matrice e sostegno di quella visibile.

 

ISSN: 1826-0772
ISSN: 2035-4444 online
ISBN: 9771826077002

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ultimo aggiornamento: 21-Ago-2018
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